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- EMIL VON SAUER - |
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Le prime pagine dell'autobiografia di Emil von Sauer sono pubblicate
qui di seguito, nella traduzione italiana, per gentile concessione della traduttrice
Sylvia von Sauer. |
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Tra i ricordi della mia prima infanzia spiccano due figure luminose: Julius
e Charlotte Gordon, nata Birngruber, i genitori di mia madre. Quando guardavo
mio nonno provavo sempre una sensazione di grande rispetto. La sua testa d'artista
era incorniciata da riccioli d'argento e il suo viso era dolce nonostante i chiari
segni di sofferenza. Questo nobile vecchio aveva sopportato con grande coraggio
ed ammirevole dignità il duro colpo che un tragico destino gli aveva inflitto
e che aveva distrutto tutte le sue speranze. Negli anni quaranta e cinquanta Julius
Gordon veniva considerato uno dei ritrattisti più ricercati. |
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A quel tempo si diceva in Inghilterra "an artist is not a gentleman" ed era difficile che ad un artista si aprissero le porte delle classi più elevate, ma a mio nonno si schiudevano tutte. Era rispettato ed ammirato non solo per la sua arte ma anche per la sua intelligenza e per la sua cultura. Spesso veniva ospitato per mesi presso la tenuta di un lord o di un nobile russo perché la sua clientela lo apprezzava dal punto di vista umano oltre che come artista. I suoi lavori sembravano più fotografie che ritratti, tanto erano somiglianti, e questo spiega il suo grande successo. Le commissioni si susseguivano in modo tale che mio nonno poteva offrire un'esistenza spensierata ai suoi e inoltre dare un aiuto regolare ai parenti meno abbienti. Era tanto generoso che non si accorgeva di essere spesso sfruttato e non ascoltava mai la moglie che cercava di frenarlo. Rispondeva sempre che il talento ricevuto dal buon Dio era sufficiente a garantire il futuro. Come poteva un quarantenne in piena salute immaginare che un tragico destino lo avrebbe improvvisamente colpito? |
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Era l'anno 1856 ed il pittore trascorreva un periodo a Londra con la famiglia. Dopo aver lavorato gran parte della notte a un ritratto di bimba, si svegliò la mattina, cieco. Durante le poche ore di sonno un fitto velo era calato sugli occhi e lo lasciò al buio per sempre. Un celebre oculista lo operò, ma non servì a nulla: non c'era nessun rimedio contro l'amaurosi. Ma non si lasciò vincere dalla terribile sorte. Dopo qualche settimana si rassegnò al suo destino e nessuno lo sentì mai lamentarsi. E la mia povera nonna? Sopportò questo grande dolore con coraggio e non si lasciò vincere dallo sconforto. Rimase sempre l'anima della casa e della famiglia. |
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Questa famiglia privata improvvisamente del suo sostentamento possedeva un
tesoro inestimabile: due figlie di 19 e 15 anni. (Un unico maschio, Emil, ed una
figlia, Natalie, erano morti nella prima infanzia). Julia, la più grande,
era la secondogenita ed era nata a Mosca il 3 dicembre 1837. Emilie, la più
giovane, nacque ad Amburgo il 5 aprile 1840. Sin da principio il padre aveva dato
loro un'educazione molto accurata. Aveva capito che le due ragazze avevano talenti
diversi e si era preoccupato di procurar loro il miglior insegnamento privato,
dato che a causa del suo lavoro la famiglia si spostava spesso. Julia era il ritratto
di suo padre: aveva la stessa fronte alta, gli occhi azzurri e lo stesso sangue
d'artista nelle vene, ma mentre il padre si dedicava alla pittura la figlia era
dotata per la musica. Sin da principio Julia stupiva sia intenditori che profani
con le sue straordinarie esecuzioni al pianoforte e colpiva i suoi insegnanti
con i suoi progressi. Nonostante tutto questo il padre non volle mai che si esibisse
in pubblico. Soltanto quando la famiglia si trasferì ad Amburgo per un
lungo periodo e Julia diventò allieva di Wilhelm Grund, direttore dei concerti
filarmonici, non poté fare a meno di dare il suo permesso per un solo concerto.
La sua esecuzione del concerto in sol minore di Mendelssohn fu così brillante
che le fu predetta una carriera simile a quella di Wilhelmine Clauss o Camilla
Pleyel. Aveva sedici anni. Accanto alla figura affascinante di Julia la sorella
minore rimaneva un poco in ombra. Era meno bella ed il suo carattere somigliava
più a quello della madre. Era più riservata e meno impulsiva della
sorella, ma molto riflessiva ed intelligente e aveva una grande tenacia. S'interessava
di letteratura e di lingue, che imparava con estrema facilità. L'improvvisa cecità del padre fu un duro colpo per tutti, ma cominciarono subito a costruirsi una vita nuova. I pochi risparmi vennero impiegati per il ritorno ad Amburgo, dove la famiglia si stabilì. Ciascuno diede il suo contributo e fu così che i miei nonni presero dei pensionanti in casa. Stranieri che volevano imparare il tedesco, o tedeschi che volevano perfezionarsi in inglese o francese. La nonna si occupava dell'andamento della casa e il nonno insegnava le lingue. Julia dava lezioni di pianoforte ed ebbe un successo tale che dopo poco tempo sarebbe stata in grado di provvedere alla famiglia da sola. Emilie aiutava sua madre e continuava a studiare. Imparò a suonare il pianoforte abbastanza bene da poter dare lezioni anch'essa, sia pure a livello inferiore. Il padre imparò presto a cavarsela da solo. Ogni angolo della casa gli divenne familiare e non ebbe mai bisogno di aiuto salvo quando usciva per andare in città. In queste occasioni lo si vedeva accompagnato dalla moglie o dalla figlia maggiore. Così trascorsero tre anni senza avvenimenti di rilievo. Poi, durante la villeggiatura vicino ad Amburgo, mio padre conobbe Julia e se ne innamorò. La ragazza aveva già rifiutato diverse proposte di matrimonio per non privare la famiglia del suo contributo, ma questa volta era inutile tentare di resistere: ricambiava pienamente i sentimenti del giovane. Johann Georg Sauer era nato il 25 maggio 1821 a Butzbach, un paesino dell'Assia. Suo padre era mugnaio e dopo la morte prematura dei genitori il ragazzo era partito per Amburgo ed aveva imparato il mestiere di commerciante presso uno zio. Riuscì presto a colmare le lacune della sua educazione scolastica con lezioni private e ferrea volontà e chi lo avesse incontrato dopo 15 anni non avrebbe riconosciuto in questo giovane così educato il ragazzo campagnolo di una volta. Dopo la morte dello zio, Sauer entrò a far parte della ditta Kien, che continuò a prosperare nel ramo della manifattura sotto il nuovo nome di Sauer & Kien. Era in questa epoca che i due giovani si conobbero, e ottenuto il consenso dei genitori, Georg Sauer condusse all'altare Julia Gordon nella chiesa di San Pietro ad Amburgo. Era il 10 agosto 1859. Prima di continuare il mio racconto vorrei premettere che desidero farlo con imparzialità ed onestà. Un compito difficile, poiché quello che l'autobiografo tace sui suoi successi può facilmente essere interpretato come falsa modestia. E così non c'è scampo per chi ha la tentazione di illuminare troppo la sua bravura e i suoi successi. Voglio dire ancora una cosa: tutta la mia vita è stata sotto l'influenza nobile di mia madre. Il suo amore e la sua premura mi hanno sempre accompagnato come una stella luminosa. Vieni, madre mia, percorriamo insieme questo libro, come abbiamo percorso il cammino della vita! |
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- CD - |
| Qui sotto riportiamo le copertine
di alcuni CD apparsi in commercio negli ultimi anni, comprendenti esecuzioni dello stesso Emil von Sauer (musiche di F. Liszt) nonchè musica da lui composta per pianoforte e per pianoforte e orchestra. |
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