- LA CATTEDRALE DI SAN MARTINO -

 

Poche Chiese riescono ad ispirare il visitatore come la Cattedrale di San Martino. Qui l'arte è il coronamento di un'atmosfera mistica che viene evocata dalla struttura architettonica stessa; attraverso la luce e l'oscurità ogni cosa pare ricordare la sacralità del luogo ed invitare chi entra a raccogliersi in preghiera dinanzi a Dio.

Questa pagina vuole raccogliere le testimonianze e le riflessioni di chi ama questa Chiesa ed in particolare dei lucchesi, ma anche di coloro che amano la città di Lucca. Chi volesse intervenire con un personale contributo può contattarci attraverso il sito stesso. Gli articoli possono riferirsi anche a tematiche storico-religiose come il primo che qui ospitiamo.

 

Una Catechesi molto antica sul Volto Santo e San Martino
di Mauro Mazzoni

Ma tu non potrai veder il mio volto perché nessun uomo può vedermi e restare vivo" (Es.33,20)

"Giusto è il Signore, ama le cose giuste; gli uomini retti vedranno il suo volto" (Sal 11,7)

"Molti dicono: "Chi ci farà vedere il bene?" Risplenda su di noi Signore la luce del tuo Volto" (Sal. 4,7)

"Di te ha detto il mio cuore: "cercate il suo Volto"; il tuo Volto Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo Volto, non respingere con ira il tuo servo. Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi Dio della mia salvezza. Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto". (Sal. 27,8-10)

"Carissimi, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando Egli si sarà manifestato , noi saremo simili a Lui, perché lo vedremo così come Egli è" (1 Gv. 3,2).

"Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio Unigenito, che è nel seno del Padre lui lo ha rivelato" (Gv. 1,18).
Gli disse Filippo: "Signore mostraci il Padre e ci basta". Gli rispose Gesù: "Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre".(Gv. 14,8-9)

"Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudi e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
Rispondendo il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt. 25, 34-40)

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La concezione biblica di Dio mette in risalto il fatto che Egli rimane invisibile all'occhio umano. "Dio nessuno l'ha mai visto" è una frase che sintetizza quindi questo pensiero, che oltre a tradurre l'esperienza umana, vuole anche rimarcare la distanza indicibile di Dio dall'uomo.
Ma nelle parole di Gesù a Filippo "chi vede me vede il Padre" questa distanza viene colmata e anzi consente all'uomo di "vedere" Dio attraverso Gesù Cristo.
Il volto di Dio, il volto di Cristo: dai testi biblici più antichi, fino al nuovo testamento e agli scritti dei padri della Chiesa, questo accostamento rimane vivo nella preghiera del cristiano e nella sua lettura dei testi biblici:
"Il tuo volto io cerco Signore. Non nascondermi il tuo volto" e ancora "Mostraci il tuo volto e saremo salvi"
Il Volto Santo non è altro che un crocifisso, ma esso - secondo la leggenda - deve il suo nome al fatto che le sembianze del volto sarebbero opera degli angeli, i quali avrebbero completato il lavoro di Nicodemo nottetempo.
Si tratta dunque - secondo la leggenda - del volto autentico di Gesù ed ecco perchè invece che con un altro nome esso fu appunto chiamato "Volto Santo".
I tratti somatici di questo volto, dai lineamenti così nobili e austeri, richiamano indiscutibilmente quelli della sindone, a testimonianza di una tradizione antichissima che aveva voluto individuare comunque le sembianze del Salvatore. E' l'immagine del volto di Cristo che il mondo conobbe e si tramandò nei secoli scorsi.
Il culto del Volto Santo è anche culto della croce: il legno del supplizio, lo strumento di condanna e di morte si è trasformato nel simbolo della salvezza dell'umanità redenta e battezzata nella morte del Cristo. Ed infatti la Città di Lucca ha come sua principale festa proprio quella di Santa Croce, celebrandola il 14 Settembre (esaltazione) ed il 3 Maggio (invenzione).

Eppure in questo contesto fortemente cristologico noi troviamo il Volto Santo in una Cattedrale - quella di Lucca ovviamente - dedicata a San Martino.
Perchè? Certamente gli storici possono rispondere che la Chiesa esisteva già in precedenza e fu dedicata a San Martino di Tours, che allora era una delle figure più importanti e conosciute della cristianità. Il Volto Santo sarebbe arrivato solo successivamente ecc. ecc..
Proprio la storia ci insegna però che i nomi si cambiano in fretta; e chi avrebbe potuto impedire, di fronte al propagarsi del culto del Volto Santo nella cristianità, che la Chiesa che lo conteneva potesse un giorno chiamarsi per es. Chiesa di Santa Croce? o con altro nome simile?
A questa domanda, che per qualcuno potrà sembrare fantasiosa, mi piace rispondere con una riflessione personale.

Giulia Biagetti
   

San Martino di Tours è il santo che con gesto di carità divide il suo mantello con un povero. Nella notte, Gesù gli apparve in sogno, mostrandogli che egli aveva diviso il suo mantello con lui.
E' stato quindi il gesto di un uomo che si è rifatto all'insegnamento evangelico: "Amatevi gli uni gli altri". "Avevo fame e mi avete dato da mangiare; avevo sete e mi avete dato da bere; ero nudo e mi avete vestito … Quando Signore? "Ogni volta che avete fatto questo al più piccolo dei miei fratelli lo avete fatto a me."

Il profilo cristologico è così completato: il Volto Santo può anche mostrarci le sembianze umane del Signore, di quel Gesù che noi amiamo; ma Gesù stesso ci ha indicato che dobbiamo saper andare oltre quelle sembianze e riconoscerlo nei nostri fratelli, in modo particolare nei più bisognosi e sofferenti.

A nulla infatti servirebbe conoscere le sembianze umane del volto del Cristo (cosa che senz'altro potrebbe suscitare in noi la più viva commozione) se poi tutto si ferma lì.
Vedere Dio attraverso il volto di Cristo è dunque vederlo attraverso i nostri fratelli. Ed anzi il nostro merito è anche maggiore se - così come fece Martino dividendo il suo mantello col povero - ciò avviene nel più perfetto spirito di carità e cioè in modo inconsapevole.
Una conferma di questa antica catechesi la si trova nei testi liturgici della festa di San Martino ed è lecito credere che l'antica Chiesa di Lucca abbia fatto suo questo insegnamento rendendolo complementare alla teologia della croce e al tema del "Volto Santo".
Ed è quanto sintetizzato da Mons. Bruno Tommasi, arcivescovo di Lucca, nell'introduzione ai Vespri d'organo del tempo di Avvento e di Natale dell'anno 2000 che riportiamo qui di seguito:

Carissimi,
si conclude l'anno giubilare che ci ha visti compiere un itinerario di conversione alla ricerca del Volto del Signore Gesù Cristo, "la porta" che apre il Regno dei cieli.
L'anno scorso, nel presentare i "Vespri d'organo in Cattedrale", sottolineai come la nostra città sia legata anche storicamente all'immagine di Cristo e al tema della sua centralità nella vita cristiana, attraverso il "Volto Santo" che si trova nella nostra Cattedrale.
I tratti nobili del crocifisso ligneo ci affascinano e forse addirittura ci suggestionano ancor oggi.

Ma qual è il vero volto di Gesù se non quello che lui stesso ci ha indicato e cioè quello del nostro prossimo, dei nostri fratelli, in particolare quelli più poveri e sofferenti?
E' questo che dobbiamo ricordare ogni volta che onoriamo il Volto Santo, perché altrimenti il nostro gesto, al di fuori di un contesto di amore e carità verso i fratelli, sarebbe sterile.

Giulia Biagetti

 

Sia dunque questo il frutto del cammino compiuto in quest'anno giubilare e cioè che l'accostarci al Volto del Signore ci faccia realmente amare in modo autentico i nostri fratelli.
La preghiera vespertina, il canto e la musica ci possano essere d'aiuto nel dare lode al Signore.
A tutti voi i miei più cordiali saluti per le prossime feste natalizie.
Lucca 11 Novembre 2000 - Solennità di San Martino Bruno Tommasi Arcivescovo di Lucca