- BALDO BIAGETTI -

 

Baldo Biagetti è nato a Spoleto nel 1915. Dopo aver compiuto gli studi medi nella su città si è iscritto all'università di Roma dove è stato allievo di Giovanni Gentile e ha conseguito la laurea in filosofia nel 1937.
Entrato in ruolo per concorso nel 1938, l'anno successivo ha iniziato il servizio militare e con il grado di S. Tenente è stato assegnato ad un Reggimento di fanteria con il quale ha partecipato alla guerra, per tutta la sua durata, su vari fronti.
Dopo il crollo dell'esercito regio, si è arruolato in quello della R.S.L. rimanendovi sino alla fine.

Espulso dalla scuola per "epurazione" nel 1945, vi è stato riammesso per amnistia nel '48.
A sua domanda, nel 1949 viene comandato all'Istituto Magistrale e poi al Liceo di Asmara, in Eritrea, ove è rimasto fino al 1961.
Passato agli Istituti Italiani di Cultura successivamente di Istanbul, Barcellona e Belgrado, è rempatriato nel 1972 per concludere nel 1977 la sua carriera scolastica nel liceo di Lucca.
Sposatosi con Sylvia von Sauer, nipote del celebre pianista Emil, discepolo di Liszt, ne ha avuto sette figli: due nati in Turchia, due in Spagna, uno in Jugoslavia e gli ultimi due a Lucca ove vive.

Dopo Tutto
Meditazioni volte a rintracciare la formulazione originaria - indenne dai rischiosi contributi della cultura - delle esigenze che nel tempo gli si verranno opponendo e componendo in irrequietà religiosità.
Rievocazioni senza cedimenti alla nostalgia o all'orgoglio, di particolari momenti della sua lunga esperienza, intese a riconoscere il valore che hanno avuto in sé, distinguendolo da quello conferito loro dal contesto ambientale: che, come ogni cosa è un valore, ma anche un elemento necessario e insostituibile nella concatenazione della realtà, così è dei pensieri, delle azioni e degli avvenimenti: specchio dell'inalienabile bisogno di fede, di assoluto e dell'inevitabile insorgere del senso del limite, dello scetticismo: che a tratti trovano un loro labile equilibrio, ma presto lo logorano e lo infrangono le modeste vicende quotidiane, e ciascuno dei due termini cede senza concessione all'altro, all'opposto. Non un possibile consuntivo: piuttosto un'attonita constatazione che "questa traccia non finisce mai".